La coltivazione della vite

Dal Mediterraneo alla conquista del mondo

 

In pochi sanno che la coltivazione della vite è molto diffusa in tutto il mondo, ben oltre il Mediterraneo, e ha dato origine a un settore agricolo di altissima specializzazione e tecnicità, a dispetto dell'iconografia bucolica. La ragione fondamentale dell'ampia diffusione della vite si ritrova nella sua alta adattabilità e resistenza: questa pianta perenne e coriacea incontra il suo ambiente ottimale nei climi temperati ma può sopravvivere anche a temperature inferiori ai 10°C. Le limitazioni ambientali pongono ovviamente dei confini geografici definiti: per una produzione di uva da tavola di qualità, la vite ha bisogno di un regime termico dalle temperature elevate e dalla bassa umidità.
La vocazionalità territoriale resta un aspetto fondamentale, per quanto gli avanzamenti tecnologici e genetici di alcune varietà (soprattutto americane) abbiano portato a una maggiore resistenza al freddo e a minori esigenze termiche per il raggiungimento della maturazione.

La diffusione geografica e l'importanza economica della coltivazione di uva da tavola è confermata dai dati che ci giungono dai mercati: la quantità di uva prodotta ammonta a 180 milioni di quintali. Ben 43 dei paesi produttori immettono sul mercato internazionale più di 500 mila quintali di uva ciascuno. L'Italia, con i suoi 11 milioni di quintali, è il paese leader in Europa per la produzione e l'esportazione (dati Istat 2013).

A livello mondiale il principale paese produttore è la Cina la cui produzione di uva da tavola supera i 30 milioni di quintali. Tuttavia, l'esportazione di uva da tavola cinese rimane molto marginale, attestandosi nel 2012 a circa 1 milione di quintali, a conferma del fatto che la domanda interna è in grado di assorbire la quasi totalità della produzione nazionale. Il principale paese esportatore a livello mondiale sia in termini di quantità che di valore è il Cile che nel settennio 2005/2012 ha visto un notevole incremento dell'export in termini di valore.

Dall'analisi dei dati ISMEA sul settennio 2005/2012 emerge che insieme all'Italia altri importanti paesi esportatori sono Stati Uniti, Paesi Bassi e Sudafrica, per i quali, al pari del Cile, è confermata la linea di tendenza che vede nel settennio considerato una sostanziale staticità delle quantità esportate a fronte di una crescita ben più marcata in termini di valore.

Per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo e l'Europa, la situazione si presenta variegata. Sul versante strettamente europeo l'Italia non ha competitor. Analizziamo brevemente la situazione in Francia, Spagna, Portogallo. Questi tre paesi sono tra i maggiori produttori di uva europei ma solo una minima parte di queste uve sono varietà da tavola. La Spagna produce 63 milioni di quintali di uva, di cui solo 3 milioni da tavola; in Portogallo, dei 10 milioni di quintali totali, solo poco più di 500.000 sono da tavola; infine la Francia destina la quasi totalità delle sue uva a vinificazione (su una produzione di 69 milioni di quintali, nemmeno 600.000 quintali sono da tavola). La situazione francese rivela un ulteriore dato: a fronte di una richiesta di uve da tavola più o meno stabile, la produzione interna dagli anni '90 ad oggi è diminuita di più del 55%, sottolineando una bilancia commerciale relativa al settore in deciso passivo. Ben diversa è la situazione della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo.
Molti dei paesi di queste regioni hanno visto una flessione nella loro già scarna produzione, mentre due paesi stanno emergendo a livello globale: la Turchia, che ha visto aumentare le esportazioni, e l'Egitto, che ha raddoppiato la sua produzione e aumentato in modo significativo le esportazioni.