L'uva da tavola nella storia

Un frutto che ha accompagnato l'uomo nei secoli


Non esiste un frutto che abbia segnato la storia delle civiltà antiche e moderne come l'uva. Grappoli dorati o neri appaiono nelle rappresentazioni pittoriche, nelle decorazioni musive e nelle cerimonie religiose di una grande quantità di popolazioni. I primi cenni storici e leggendari della coltivazione della vite si trovano alle radici della cultura giudaico-cristiana: alla fine del grande diluvio, appena toccata terra, Noè decise di piantare un vitigno e di berne il vino ottenuto fino a ubriacarsene.

La presenza dell'uva da tavola e da vino è ampiamente documentata anche presso le civiltà mesopotamiche, egizie e greche.

Ma è forse nell'Italia romana che l'uva diventa uno "status symbol". Non è un caso che gli scavi archeologici di Pompei abbiano riportato alla luce affreschi di suntuosi banchetti nobiliari, con uomini e donne di origine patrizia sdraiati sui loro triclini a gustare grandi grappoli d'uva. Questo dolce frutto, d'altronde, è sempre stato simbolo di abbondanza e fecondità, nonché di benevolenza divina. La diffusione dell'uva come frutto da mangiare fresco è stata storicamente condizionata dal problema del trasporto. L'impossibilità di conservare il frutto fresco per lunghi periodi o, semplicemente, di trasportarlo dal luogo di produzione alle piazze dei mercati cittadini, ha fatto in modo che il consumo d'uva venisse associato a uno stile di vita agiato.

Per quanto si consideri poi il medioevo un'epoca oscura, proprio in questo periodo si compì un passo fondamentale per la diffusione dei vitigni da tavola in Italia e nel Mediterraneo. Le crociate, i costanti contatti con le popolazioni orientali e il dominio arabo in Spagna portarono all'impianto delle uve per la produzione di moscato e di uva passa nella sponda nord del "Mare Nostrum".

Bisognerà comunque aspettare la fine del '700 per una vera rivoluzione del consumo dell'uva. Gli stravolgimenti sociali dovuti alla Rivoluzione Francese, la nascita della classe borghese e l'ampliamento dei consumi fecero sì che l'uva da tavola uscisse dai giardini dei nobili e invadesse il mercato.

Ultimo freno a una diffusione massiccia di questo prodotto era ancora una volta il trasporto. In Italia, ad esempio, fino all'800 la produzione di uva da tavola era marginale se paragonata a quella dell'uva da vino. Se ne riscontrava la coltivazione solo nelle campagne delle grandi città.

Per quanto possa sembrare impensabile, la prima coltivazione intensiva dell'uva si deve ai paesi del nord Europa, in particolare ai Paesi Bassi, dove dal 1850 si era dato inizio alla coltivazione in serra delle varietà da tavola.
Le prime regioni mediterranee che iniziarono a produrla in maniera specializzata furono Almeria, in Spagna, e la Puglia, in Italia.

Se oggi l'Italia è tra i primi produttori mondiali di uve da tavola, un simile risultato lo si deve all'indiscussa vocazionalità dei territori, a un'attenta politica di selezione delle varietà e alla elevata professionalità degli operatori.
Nel 1924 la regione italiana che produceva più uva era l'Emilia, in particolare la provincia di Piacenza (30% sul totale nazionale). Le varietà più richieste erano la Besgano a bacca nera e la Verdea bianca che veniva venduta sui mercati tedeschi e svizzeri con il nome di Dorée d'Italie.
Nel 1930 una commissione governativa di tecnici aveva accertato la coltivazione di più di 200 varietà da tavola. La stessa commissione sottolineava come, al fine di rendere l'uva italiana competitiva su un mercato che cominciava ormai a globalizzarsi, fosse necessario ridurre il numero di varietà a 8-10 e costituire cooperative sul modello dei produttori piacentini per la vendita all'estero.
In Italia negli ultimi trent'anni si è assistito a una graduale meridionalizzazione della coltura dell'uva da tavola tanto che, ad oggi, oltre il 90% della produzione nazionale deriva da aziende ubicate nel Sud Italia. Puglia e Sicilia sono le regioni leader nel settore con una produzione che raggiunge rispettivamente il 62% ed il 32% del totale nazionale. La coltura dell'uva da tavola . presente anche in altre regioni del Centro-Sud Italia, quali Sardegna, Basilicata, Abruzzo e Lazio, anche se l'incidenza della coltura in queste regioni non assume certamente il rilievo che la stessa riveste in Puglia e Sicilia. In tutto il territorio nazionale, circa 50.000 ettari di terreno (dati Istat 2013) sono destinati ai vigneti per il consumo del frutto fresco.

Scendendo nel particolare, la produzione pugliese è incentrata nelle province di Bari (dove il territorio di Rutigliano è quello storicamente più vocato) e Taranto; in Sicilia il 50% dei terreni destinati all'uva da tavola si trova nella provincia di Agrigento.
Sul fronte della selezione delle varietà commerciali, la politica istituita a metà del secolo scorso ha portato a una riduzione notevolissima. Oggi le uve più diffuse sono: Italia, Victoria, Black Magic, Red Globe, Sugraone seedless, Michele Palieri e Crimson seedless.